"In tutta la mia attività alpinistica di scalate non ne ho mai fatte molte; perchè ho scelto la qualità piuttosto che la quantità.“

1965 - Marmolada di Rocca. Parete Sud. "Via Canna d'Organo"

13 - 18 agosto. Con Franco Solina.
Fra la Punta Rocca e la Marmolada d'Ombretta una serie di torri orlano la cresta della montagna. Dal rifugio Falier si vede stagliarsi nettissimo un caratteristico campanile, simile a una canna d'organo con un precipite strapiombante spigolone.
Avevamo studiato minuziosamente le molte fotografie prese. Lo scorso anno, tracciando la "Via dell'Ideale", avevamo avuto modo di scoprire altri preziosi particolari e fissarci ancora più nella nostra decisione: aprire la "Via della Canna d'Organo".
Abbiamo lottato con i denti per attrezzare una costola fessurata sulla faccia destra del colatoio. Pioggia, grandine, poi anche la neve. E' inutile ormai. Dovremo bivaccare ancora in questo inferno di pareti dai riflessi sinistri. Lucide d'acqua e foderate, a tratti, da colate e grappoli di mostruose stalattiti di ghiaccio.
Siamo rannicchiati sotto una sporgenza arrotondata. Non c'è la possibilità di indossare i sacchi da bivacco. Le giacche a vento sono inzuppate; pensiamo che é meglio levarle. Il frastuono della cascata che passa ad un metro da noi diventa di minuto in minuto più insopportabile. Saremo capaci di resistere fino ai primi albori?
L'acqua batte, cade, gorgoglia, schizza, rimbalza. Assume voci e rumori sempre diversi e contrastanti. Assordanti e gentili. Mostruosi. Struggenti. Ora voci sconosciute eppure amiche mi chiamano. Ecco sì, distintamente, le voci dei miei cari. La voce di mio padre che dice sempre: "Valà, sta a casa che l'è mèio". Quella di mia madre che è inquieta, addolorata, implorante. Quasi disperata. Mia madre. Mai ho pensato tanto a lei come ora.
Con gli occhi sbarrati stiamo a sperare che il volume d'acqua diminuisca, che il frastuono si vada smorzando.
Il tempo sembra essersi fermato. Mi dolgono terribilmente le ginocchia per la forzata innaturale posizione, mi duole la spalla lussata. Credevo di saperne abbastanza, ormai, di bivacchi, ma questo, il centesimo, è veramente tremendo. Quanto tempo è passato?
Intanto la canna d'organo suona ancora, suona sempre, seppure con minore intensità, ora. Arriva il tanto sospirato mattino e quasi per magia la parete si apre a tratti e mostra strappi di cielo azzurro. Saliamo ora sempre più penosamente, seppure su difficoltà decrescenti a mano a mano che la pendenza addolcisce. Ormai la volontà è in disarmo: sentiamo prossima la meta.
Credo di non avere mai desiderato come ora il calore del sole, la luce, la fine di una salita. Franco un'ultima volta mi raggiunge con l'impossibile carico di roba e ferramenta tintinnante e prima ancora di riprendere fiato, mi stringe con le sue forti braccia in un muto amplesso. Con una incrinatura di commozione nella voce dice una cosa bellissima: "E' meglio che siamo qui soli, Armando".
Sullo sfondo, alcune cordate salgono nel sole la "schiena di mulo" della Punta Penìa. Sono le dieci del diciotto agosto '65.

Marmolada di Rocca. La parete della Canna d'Organo
Via della Canna d'Organo.
La parete della Canna d'Organo vista da sotto.
La Canna d'Organo.
Aste in un passaggio impegnativo.
Aste in bivacco.

"Le scalate e le spedizioni sono descritte, in modo particolareggiato e in ordine cronologico, nel mio primo libro PILASTRI DEL CIELO.“