Paine e laguna Azul

VALORI

C'è chi arrampica per fare l'eroe. Per orgoglio. Per ambizione smisurata. Per narcisismo. Per la classifica. Per dimostrare agli altri il proprio valore. C'è chi lo fa per passione di conoscenza, per ansia di superamento, per bisogno di coraggio.
Per la ricerca di gioia, "bella scintilla divina".
C'è chi lo fa per l'incanto, per il turbamento, per l'emozione al pensiero di "quella" montagna, di quella parete, di quella traccia ideale che la natura di chi ha rivelato e che vuoi fare tua.
E come un pittore, uno scultore, un poeta, per l'intuito balenante di un fuggente attimo creativo da fermare e concretizzare con la tua azione del salire.
Se lo fai per te stesso o per gli altri.
Ma c'è chi arrampica per una mèta di ordine morale da far coincidere in genere con una vetta malgrado ogni ostacolo.
Motivazione forse non da tutti compresa ma che in sintesi è la più vera.
La prima motivazione del mio peregrinare fra i monti è stato per scalare me stesso, per la ricerca di bellezza e di gioia, che non si possono toccare e raggiungere, perché appartengono alla sfera dello spirito, che sta sopra al sensitivo. Come la vetta ideale che non si può raggiungere ma solo desiderare. Perché la vera bellezza sta "dentro". Magari tu non lo sai e non te ne accorgi. La bellezza che cade sotto i nostri occhi ne è solo una parvenza illusoria e transitoria. Inafferrabile.

Dal volume: "ALPINISMO EPISTOLARE e STAGIONI DELLA MIA VITA"
di Armando Aste