Aste l'uomo
Armando Aste

Non conosce fine la spinta di questo uomo che si è cimentato con le mete più ardue della montagna e della vita. Uomo dalle radici semplici, che nella sua umiltà ha compiuto le grandi gesta dell'alpinismo e le racconta con una modestia che stupisce in un mondo in cui invece si ingigantisce anche la più piccola azione.
Sono 3 le parole che mi vengono in mente per lui: umiltà, bravura e coerenza.
UMILTÀ. È partita dal nulla la carriera di Armando alpinista. Era solo un ragazzo quando dinnanzi alla guglia di Castel Corno si chiedeva come fosse possibile salire su quella roccia. Un ragazzo che impara osservando di nascosto chi sale per poi ripeterne le gesta. E racconta: “Io facevo da solo perché non avevo né corda, né chiodi e moschettoni. Eppure salivo abbastanza agevolmente perché ero come una palla di gomma e non avevo paura.”
E qui ci vuole una parentesi per ricordare che Armando era un «operaio comune» alla Manifattura Tabacchi al tempo una fabbrica di 1500 persone. Diventerà poi operaio specializzato con la patente di fuochista e più tardi diventerà capo operaio della centrale termica. Quella sarà la sua palestra di ginnastica. Scriverà: «Per produrre il vapore necessario alla lavorazione del tabacco si dovevano bruciare 120 quintali di carbone ogni giorno. Quello era il mio allenamento durante la settimana, perché mi ero abituato a spalare usando alternativamente la destra e la sinistra.»
E arriviamo alla seconda parola: BRAVURA
Citare tutte le imprese di Armando non è possibile per tante che sono. Basti dire che lui è uno dei più grandi alpinisti viventi, una leggenda per le giovani generazioni di scalatori. Ha rappresentato un’epopea, quella che scalava le vette munito solo di una corda in spalla e tanto coraggio. È attorno agli anni '50 che Aste si rivela come uno dei massimi alpinisti del Dopoguerra. Arrampica sulle pareti più difficili delle Dolomiti. Va alla ricerca di nuove vie mai affrontate prima, alcune come l'Ideale sulla Sud della Marmolada che Messner giudica come una delle più difficili scalate delle Alpi. Ma sono le solitarie ad attrarlo, spinto da un «sentire» intenso e spirituale con la montagna.
Infine la terza parola: COERENZA
Di coraggio ne ha sempre avuto da vendere, Aste, e non solo per le avventure in Patagonia e sull’Eiger, non solo per gli oltre 200 bivacchi della sua vita, ma per ben altre scelte. Era all’apice del successo quando, nel’85, diede l’addio a tutto per dedicarsi al fratello malato di meningite. Da allora, e per 23 anni, i roveretani lo hanno visto stare al suo fianco. Racconta quella scelta così: ”Quando compii 40 anni di lavoro, andai in pensione, lasciando il posto di capo centrale termica. Fu una giusta scelta, perché dovetti assistere i miei genitori malati e soprattutto mio fratello Antonio. Dal giorno in cui si ammalò smisi di andare in montagna perché sentivo il dovere di dare. In una ipotetica graduatoria di valori, l'alpinismo viene dopo l'amore il vero amore che significa prendersi cura e condividere. Viene dopo la famiglia, dopo il lavoro, le amicizie, dopo la condivisione. L'alpinismo non può essere un fine, ma solo un mezzo di promozione umana. Perchè il Padre Eterno, quando sarà il momento non mi chiederà quante scalate ho inanellato, ma cosa ho fatto per gli altri”.
Questo è Armando Aste. Un uomo coerente sempre con i suoi valori. Un uomo che ha amato la montagna in modo totale. Ha scritto: “Per me salire è una necessità, quasi una ossessione inarrestabile e inappagabile. E' questo il tormento dei limiti umani”.
E nella sua graduatoria le Dolomiti – le nostre belle guglie di pietra - hanno un posto speciale. Sono uniche al mondo, Hermann Buhl le chiamava “il giardino di Dio”. In quel giardino Aste ha rincorso la bellezza, gioia e trascendenza.
E le cime, quelle cime tanto amate, per lui sono il paradigma del cammino dell'uomo che tende sempre verso l'alto, un paradigma che lo fa dire: “Cammino portandomi appresso un pugno di terra e un pezzo di cielo.”

Patrizia Belli Giornalista

Rovereto 6 febbraio 2016. Presentazione del libro di Armando Aste "Stagioni della mia vita"

ONORIFICENZE E RICONOSCIMENTI

Pelmo d'oro

1955 Accademico del CAI
1962 Socio del Groupe d'Houte Montagne
1963 Socio del H.G. (Hochtouristiche Group) "Bergland" di Vienna del O.A.V. (Ofteereid
1965 Cavaliere della Repubblica
            Socio Onorario della Giovane Montagna
1971 Premio letterario "Maria Brunaccini" al libro "Raponzolo di roccia" - (Si tratta dell'autobiografia alpinistica di un sestogradista, inframmezzata da brevi disgressioni, meditazioni, squarci lirici che gettano viva luce anche sulla sua avventura umana e sulla sua esperienza sociale. Tale lavoro eccelle per l'incisività di uno stile brillante, scarno, che bada all'essenziale da vero scrittore che sa trascinare il lettore all'entusiasmo e all'emozione).
1998 Socio Onorario del CAI
            Membro dell'Ordine del Cardo
2008 Pelmo d'Oro per la carriera Alpinistica - (Alpinista completo, nato povero e diventato ricco di doti umane e tecniche, è cresciuto al sole delle Dolomiti. Ha posto la sua firma indelebile su grandi pareti e ovunque ha seminato bontà, sensibilità, onestà. L'amore per le Dolomiti Bellunesi è esploso tracciando grandi vie storiche sulla Marmolada, in Civetta, sul Focobon e percorrendo in solitaria itinerari di estrema difficoltà).
2008 Premio "Una vetta per la vita"
2010 Premio speciale S.A.T. per la sua carriera, ma anche per il suo esempio di vita.
2012 Presidente del comitato per il monumento alla Zigherana (le lavoratrici della ex manifattura tabacchi)
2013 Ufficiale della Repubblica
2014 Soci onorario del TrentoFilmFestival
2014 Premio "Quercia d'oro" città di Rovereto quale riconoscimento sia per le sue grandi imprese di rocciatore, con le quali ha contribuito a scrivere pagine memorabili nella storia dell’alpinismo, sia per la sua figura di uomo, per i valori che ha espresso sul lavoro (nel suo ultimo libro, che presenterà in gennaio, l’alpinista si definisce “alpinista operaio”), nell’impegno sociale, nella famiglia, per la quale seppe rinunciare del tutto alla montagna per accudire il fratello Antonio, malato e poi la moglie..
2014 Premio Gambrinus "Giuseppe Mazzotti" per la letteratura di montagna.